Treofan, Cipolla (Cgil): magistratura faccia piena luce, ma epilogo vertenza indebolisce industria ternana

NewTuscia – L’epilogo della vertenza Treofan, che ha tolto la dignità a 142 lavoratrici e lavoratori, più tutto l’indotto, rappresenta una sconfitta per tutto il territorio ternano. E la notizia della denuncia del management della multinazionale per il reato di truffa aggravata in danno dello Stato accresce ulteriormente il senso di aver subito una grandissima ingiustizia.
Quanto si è determinato ha precise responsabilità a partire dal “sistema Paese”, spesso evocato e richiamato da tutti, ma incapace di rispondere e tener testa a scelte non condivisibili da parte delle aziende, dettate esclusivamente dagli interessi di mercato.
Da troppo tempo non esiste una seria politica industriale, accompagnata da un quadro legislativo capace di tutelare gli interessi dei settori strategici e del lavoro, con ricadute pesanti sui territori colpiti.
La vicenda Treofan è l’ennesima dimostrazione di quanto, a differenza di altri Stati, l’Italia abbia necessità di cambiare radicalmente per poter continuare ad essere il secondo paese manifatturiero d’Europa. Visibile è stata l’inconsistenza del sistema istituzionale umbro e ternano che ha assistito in modo passivo alla sottrazione di una produzione strategica e di eccellenza presente sul territorio. E non può essere ora l’intervento della magistratura – che auspichiamo vada fino in fondo a questa vicenda – a liberare le istituzioni pubbliche dalle proprie responsabilità.
Proprio qualche tempo fa, come Cgil, mettevamo in evidenza che alle crisi si risponde con idee, progetti e capacità di proposte serie, ribadendo che non è sufficiente, per contrastare la scelta di una multinazionale o di una grande azienda, esprimere solidarietà.
Questo è il vero punto sul quale il territorio tutto ha segnato e sta segnando il passo. L’ incapacità di avere una visione e di immaginare un nuovo e diverso modello di sviluppo, capace di potenziare i propri settori strategici ma anche, approfittando delle ingenti risorse europee messe a disposizione, di qualificare il territorio investendo in infrastrutture, innovando processi e prodotti, creando nuova occupazione.
Questo purtroppo è quello che raccogliamo dalla crisi economica prima e della crisi pandemica dopo. Un territorio che sta perdendo pezzi significativi del proprio tessuto produttivo e che ha ormai una crisi economica e sociale che rischia di essere irreversibile.
Il contesto, segnato da assenze, da non proposte, da egoismi e da smarrimento collettivo ha visto il sindacato provare a rappresentare l’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori nella condizione data e con i mezzi che ha a disposizione, sforzandoci di ripensare, riprogettare e rilanciare un’idea economica, produttiva, sociale e lavorativa.
Da tempo chiediamo all’insieme dei soggetti presenti sul territorio una accelerazione verso un nuovo modello di sviluppo. La necessità di fare in fretta per sfruttare risorse europee, ridefinendo gli strumenti già presenti come l’Area di Crisi complessa, intrecciandola con nuovi finanziamenti, valorizzando la transizione energetica, tecnologica ed ambientale.
Chiediamo, su questo, anche alle associazioni datoriali di definire una progettualità in grado di difendere e rilanciare il territorio, uscendo magari con meno opportunismo e più agire collettivo. Adesso più che mai servono proposte concrete in grado di dare sostanza agli annunci di reindustrializzazione del settore chimico, raccogliendo la sfida della sostenibilità.
La centralità del valore del lavoro deve tornare ad essere convincimento comune per cogliere, attraverso la tradizione industriale della comunità, le nuove sfide dell’innovazione.
L’insieme delle forze sindacali, che da tempo ha elaborato una proposta unitaria su vari temi immaginando anche un nuovo modello di sviluppo e sociale del territorio, continuerà nel ruolo che gli compete ad esercitare la propria azione di contrattazione nell’interesse generale orientata a migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle persone che rappresentiamo.

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